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Sociale a Roma

26 novembre 2019
Quel che resta di un libro
L’e-book spopola: siamo così sicuri che un’ innovazione culturale passi anche dal declino del c

Un discorso da nostalgici. Tra le svariate invenzioni a cui ci ha abituato la modernità, riflesso di un sistema globalizzato che viaggia a mille all’ora, ce n’è una diremmo “particolare”, sicuramente utile e assolutamente innovativa: l’e-book, il libro elettronico. Ormai è ovunque: in libreria, su internet, nei negozi. Sempre più persone ne sono attratte, affascinate.

L’ e-book è un libro in formato digitale, a cui si può accedere tramite computer o dispositivi mobili. Lo porti dove vuoi: al mare, in un parco, in montagna. Ha più o meno la grandezza del classico libro. Di più: mentre leggi puoi usufruire di elementi multimediali, quali vocabolari di ogni tipo o qualsiasi altra cosa ti possa aiutare nella comprensione del testo. La differenza? Solo una. Forse. Il cartaceo non esiste più. Cancellato, annientato. Più comodo, vuoi mettere? Decidi la grandezza del testo e mille altre cose. E poi pensa, puoi andartene tranquillo in spiaggia o in un parco senza imprecare contro folate di vento che ti rimandano a dieci o venti pagine indietro, proprio sul più bello. Altra storia, no?

Già. Altra storia. Poi però ci fermiamo un attimo, scendiamo dal vortice furibondo della tecnologia, splendida e comoda compagna di vita nella nostra società iper veloce e iper avanzata, e ci accorgiamo che manca qualcosa. Abbiamo lasciato indietro quello che ogni forma di avanzamento tecnologico difficilmente ci restituirà: le emozioni, i sapori legati ad una tradizione o a un rituale a cui eravamo abituati, e che quindi era diventato parte di noi. Tutto quello che un’innovazione “fredda”, “sistematica”, quasi obbligata dallo scorrere inarrestabile della globalizzazione d’oggi sostituisce, lo perdi. Non vale solo per i libri, vale per tutto. Vale per tutti. Una società virtuale, per larghi tratti asociale, come fosse avvolta da una nebulosa in cui vive, si agita, crede di pensare, addirittura litiga, ma in fondo sta sempre lì. Ferma, immobile. Una socialità crocifissa. Forse il vero obiettivo di un sistema che ci spinge sempre più in un mondo chiuso e virtuale. E che noi accettiamo, ammaliati da una splendida tecnologia, arma invincibile della globalizzazione. Chiariamo: l’ e-book è solo una piccola goccia di questo mare, uno spunto su una visione d’insieme che si sta delineando.

Il libro cartaceo, già. Molti diranno: l’importante è quello che è scritto nel testo. Da una parte è vero. Anzi, fondamentalmente è così. Manca però un dettaglio: il “profumo” di un libro. Che soltanto sfogliandolo riesci a percepire. Profumi, sensazioni, chiamatele come volete. A volte anche illusori. Ci sono libri che hanno segnato una parte della tua vita, e riprenderli in mano ha un significato ancora più profondo rispetto al contenuto, che magari sai a memoria. Libri che ricordano un amore perduto, un genitore scomparso, una giornata al mare con la famiglia o i racconti di un nonno. Sfogliare le pagine di un libro ha in sé qualcosa di poetico, credo. Ci lega spesso a qualcuno. Questo un libro elettronico non potrà mai farlo. Non ci saranno più pagine da sfogliare, almeno non in quel modo, non con quel “profumo”. Basterà un click.

D’altronde, i bei ricordi lasciano anche questo in eredità: non sapersi adeguare a tutti i cambiamenti che la società ti offre e ti impone. E resti indietro, a sfogliare pagine ingiallite dal tempo.


articolo inserito da: Raniero Mercuri
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