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Sociale a Roma 16 dicembre 2019 La socialità perduta In un mondo che confonde reale e virtuale, c’è ancora spazio per la vera condivisione? Hanno vinto “loro”. Con la società moderna si chiude il
cerchio, probabile capolinea di un progetto di “tranquillità” sociale, di calma
apparente, nebulosa, soprattutto irriconoscibile. Più a fondo è appiattimento
sociale, rapporti svuotati, maledettamente virtuali. Di cosa parliamo? Della trasformazione della nostra vita, dei
rapporti interpersonali. Ma diamo uno sguardo all’indietro e avremo, per quanto
possibile, un quadro più chiaro. La fine della guerra, in un’Italia lacerata, spalanca le porte ad un’ondata di partecipazione e socializzazione enormi, a volte sconfinate. La gente si riversa nelle piazze ad assistere ma soprattutto a partecipare ai vari comizi elettorali. Ma è una folla nuova, una “massa” nuova. Pensante, critica. Discute, litiga, prende posizione. Certo, si scontra, a volte anche duramente, con le fazioni di pensiero opposte. Ma c’è, è viva. Con la seconda metà degli anni ’60, diciamo dal ’68, ma con segni evidenti in alcune città già dal ‘65 (vedi Genova e Torino), la gente fa il passo successivo: si ribella. Non ci importa ora la direzione delle ribellioni, ma il fatto che si solleva, contesta. Esplodono le proteste operaie, affiancate da quelle studentesche. Si vive di ideologie, almeno per larghi tratti della popolazione. La violenza la fa da padrona, ma anche la libertà, il confronto. Si ragiona, a volte in modo esasperato, ma si ragiona. Negli anni ’70 la degenerazione. Gli “anni di piombo” li hanno chiamati. La strage di Piazza Fontana, a Milano, nel dicembre del ’69, quella di Piazza della Loggia a Brescia, maggio ’74. La bomba alla stazione di Bologna, il 2 agosto dell’80, chiude una stagione drammatica. Ancora oggi la Giustizia non sa indicare i colpevoli di molte di queste stragi. Certamente, fu il periodo più buio della Prima Repubblica, sicuramente lo scontro ideologico arrivò a toccare estremi assurdi ed ingiustificabili. Venne avviata una lotta spietata ed organizzata al terrorismo. Fu vinta. Forse la più grande vittoria della Repubblica Italiana. Da lì in poi cambia tutto. Gli anni
’80 segnano un’importante crescita economica del Paese e i costumi cominciano a
cambiare, così come le idee. Qualcosa però ci sfugge. Ci viene un dubbio: chi
decise modi, tempi e soluzioni della vincente lotta al terrorismo, non si
limitò ad “eliminare” le cellule estreme dei movimenti rivoluzionari, finì per
appiattire, quasi annientare anche le forme oneste di critica che molti avevano
espresso si con durezza, ma spesso a ragione e dentro precisi limiti di
civiltà. Un po’ come dire: “Visto cosa ha provocato la libertà di critica e la
gente che protesta nelle piazze?”. E’ qui che “loro”, che è difficile definire in modo preciso, diciamo i settori più alti dello Stato, coadiuvati molto probabilmente dalle elites economiche più influenti, hanno vinto. Hanno vinto nel creare un sistema sociale che si sarebbe sviluppato nel tempo, trovando la sua forma ideale probabilmente nell’odierna società. Un sistema di logoramento della socialità, dello stare insieme, soprattutto del pensare insieme, che ha annientato le ideologie in modo subdolo, creando un equilibrio vuoto, lassista, una sorte di sedativo politico-sociale che ha appiattito la società, indirizzando l’interesse dell’opinione pubblica verso questioni marginali, svilendo il diritto di criticare in modo vigoroso ma civile. Il capolavoro però è un altro:
non ce ne rendiamo conto. Gli inizi degli anni ’90 segnano la fine della
contrapposizione Est-Ovest. Il mondo è cambiato ufficialmente e cambiamo anche
noi. Tangentopoli spazza via la Prima Repubblica, sostituita da un’emergente
mondo imprenditoriale che diventa il vero protagonista della politica. Nel
frattempo, la tecnologia fa passi da gigante. Internet, fantastica nell’offrire
qualsiasi tipo di notizia in tempo reale, dilaga. Inoltre, ci dà la possibilità
di vivere un’altra vita, quella virtuale. Nascono i cosiddetti “social” network,
i vari forum, blog e via dicendo. “Parliamo” lì, al computer. Discutiamo,
ridiamo, ci confidiamo, a volte persino litighiamo. Una finta socializzazione, uno stare insieme virtuale, un
giudicarsi a vicenda illusorio. Anche la politica è ormai entrata in questo
meccanismo. Il capolavoro è questo: internet ti dà un’enormità di notizie,
infinitamente più estese di quelle che potevamo avere negli anni ’60 o ’70. Ma
le usiamo lì, in un labirinto chiuso e virtuale, simbolo di una società
inespressa. Plagiati e manipolati da un mondo vuoto, annichiliti da una falsa
libertà. Si, hanno vinto “loro”.
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