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Cultura a Roma 24 marzo 2021 100 anni di Nino Un ritratto della sua arte in occasione del centenario Se c’è un personaggio
che potrebbe descrivere più di tutti Nino Manfredi è Rugantino, perché gli ha permesso
di mettere a frutto le sue qualità artistiche: recitazione e canto, condite di
quell’ironia propria sia di Rugantino che di Manfredi. Anzi, se per decenni
altri attori hanno portato in scena questa maschera romana, tutti si sono
ispirati al grande Nino, senza che nessuno, se non Montesano che ha ricevuto i
complimenti dallo stesso Manfredi, sia riuscito a entrare pienamente nella
psicologia del personaggio, in quanto maschera ma non macchietta. Rugantino è
stato anche un successo negli Stati Uniti, grazie anche a un cast eccezionale,
basti pensare ad Aldo Fabrizi e a Bice Valori. Nino non è stato un attore, è
stato tutti i personaggi che ha interpretato, lui li creava e li plasmava, dal
più elementare fino a quello più complesso, anzi, soprattutto in questi brilla
la sua stella artistica. Le sue migliori interpretazioni le troviamo nei
personaggi combattuti da un conflitto interiore, che cercano una soluzione e
che hanno, come faro, sempre quella veste d’ironia quasi salvifica per ogni
essere umano. Nino ha lavorato per i migliori registi, tra di loro però Luigi
Magni è stato uno tra quelli che gli ha permesso di esprimere al meglio le sue
caratteristiche, come ad esempio nel film Nell’anno
del Signore, nel quale lui è Cornacchia, un calzolaio analfabeta che in
realtà è Pasquino, la statua parlante di Roma che sbeffeggia il potere papale;
oppure ne In nome del Papa Re, dove è
monsignor Colombo da
Priverno, cardinale e giudice del tribunale pontificio alla vigilia di Porta
Pia; o ancora ne In nome del popolo
sovrano, nel quale interpreta Ciceruacchio, il patriota della repubblica
romana del 1849; o infine in Secondo
Ponzio Pilato, una visione diversa del processo e della condanna a morte di
Gesù, secondo gli occhi di un romano abituato ai costumi e alle tradizioni
romane, antitetiche alla religione ebraica. Il suo esordio in televisione, che
poi lo ha reso celebre al grande pubblico, è stato con Canzonissima, insieme a due meraviglie dello spettacolo: Delia
Scala e Paolo Panelli. Qui Manfredi inventa il personaggio del Barista di
Ceccano con l’espressione, divenuta un modo di dire comune «Fusse ca fusse la
vorta bona!». Poi sempre per la televisione non si può non ricordare il suo
delicatissimo Geppetto ne Le avventure di
Pinocchio di Comencini, con un cast oggi inimmaginabile, tra cui Gina
Lollobrigida, Vittorio De Sica, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia; come pure
gli ultimi lavori, come la fiction Linda
e il brigadiere e La notte di
Pasquino del 2003, nel quale torna a interpretare Pasquino, sempre per la
regia di Magni, con un grande Fiorenzo Fiorentini come spalla. Per evidenziare
la magia recitativa del Nino nazionale, si immagini la sua performance in un
film della tipica commedia italiana anni ’80, Grandi magazzini. Se si domandasse in giro qual è il personaggio
del film che tutti ricordano, la risposta è solo una: Salviati! Salviati è un
attempato attore alcolizzato, un po' dimenticato dall’establishment a causa del
suo vizio, ingaggiato per fare la pubblicità ai Grandi magazzini che però, a causa del suo problema di gomito, crea
solo caos alla troupe. E qui la grandezza di Nino: creare un personaggio
delicato ma divertentissimo e riuscire pure a non rendere volgare nemmeno un va…
a Gullotta. Manfredi è amato
sicuramente per la sua bravura ma ugualmente per la sua simpatia e per la sua
umanità, in quanto non si è mai montato la testa e ha sempre ricordato le sue
origini di ciociaro a Roma, pur amando visceralmente la città eterna.
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